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Lavoro ed energia, è il momento di cambiare per un futuro sostenibile

Antonio Tirelli, presidente del Gruppo Iperal analizza la situazione: dalle difficoltà nel reperire nuovi collaboratori alle Comunità Energetiche Rinnovabili, passando per il ruolo della Svizzera

Lavoro ed energia, è il momento di cambiare per un futuro sostenibile
Attualità 03 Ottobre 2022 ore 08:52

 

 

Il forum Valtellina 2030 andato in scena a metà settembre a «La Fiorida» di Mantello è stato soltanto un punto di partenza. Il convegno ha visto protagonisti i più importanti stakeholders della valle, pronti ad esporre criticità e proposte di sviluppo alle istituzioni intervenute, dal presidente della Lombardia Attilio Fontana all’ex ministro dello Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti. Questo incontro si è prefigurato come l’inizio di un percorso condiviso, da compiere necessariamente per costruire uno sviluppo sostenibile della Valtellina. Fra gli imprenditori presenti c’era anche Antonio Tirelli, presidente del Gruppo Iperal:

"C’è stata una partecipazione oltre le aspettative e ho seguito con attenzione gli argomenti trattati, così come le risposte date dalle forze politiche, precise, puntuali e articolate. Sicuramente il bilancio è positivo, è stato un pomeriggio costruttivo per il nostro territorio".

 

Le difficoltà nel trovare nuovi lavoratori

Il Gruppo Iperal, molto presente in Lombardia, non si trova soltanto in Valtellina: oggi conta 50 punti vendita tra ipermercati e supermercati, dislocati in 8 province (Sondrio, Bergamo, Brescia, Lecco, Como, Varese, Monza Brianza e Milano), per un totale di circa 3.900 dipendenti. A guidarlo c’è appunto Antonio Tirelli, con cui abbiamo approfondito la tematica legata al lavoro, già discussa durante Valtellina 2030:

"Sicuramente ci sono difficoltà nel trovare i lavoratori. Si tratta di una criticità particolarmente accentuata nella nostra provincia e in quella di Bergamo, paragonate alle altre dove siamo presenti. Le considerazioni che riguardano il mondo del lavoro in generale devono essere velocemente ripensate perché è cambiato per sempre il paradigma: “basta offrire posti di lavoro per ottenere un’adesione immediata”. 

 

Il calo demografico e gli istituti assistenziali

Le cause principali della contrazione della domanda di lavoro si possono imputare in parte al calo demografico. Quest'ultimo ha generato la riduzione della popolazione attiva nel mondo del lavoro. Ma non solo, perché va considerato anche l’aumento dei lavoratori che vanno in pensione. E inoltre non vanno dimenticati gli istituti assistenziali come la cassa integrazione, la Naspi e il reddito di cittadinanza, che abituano a vivere senza pensare a dover lavorare per mantenersi».

 

Alla ricerca di un nuovo equilibrio

Non è tutto, un altro elemento di rottura è legato alla ricerca di un nuovo equilibrio fra qualità della vita e retribuzione:

"Oggi è legittimo scegliere ad esempio il riposo nel fine settimana, oppure il lavoro solo diurno, piuttosto che un'occupazione che consenta lo smartworking – ha continuato Tirelli – in aggiunta la mobilità è aumentata e questo è un bene per i lavoratori. Di conseguenza le imprese sono obbligate a ripensare lo sviluppo del loro business, i modelli organizzativi devono essere rivisti e occorre comprendere meglio i bisogni dei propri collaboratori per fidelizzarli". 

 

La questione Svizzera

E poi c'è la Svizzera: la questione della mancanza di lavoratori è accentuata dalla vicinanza del territorio elvetico, anche perché "la rivalutazione del franco ha reso ancora più attraenti le proposte di lavoro delle aziende oltre confine. Il problema è molto grave se si pensa che si stanno perdendo risorse umane fondamentali per mantenere il livello di servizio delle nostre zone turistiche. Per sostenere il settore alberghiero e la ristorazione, una strada da esplorare è la riduzione del cuneo fiscale, o anche il suo azzeramento, per gli aumenti retributivi compensativi".

 

La crisi energetica

Altra questione chiave, purtroppo soltanto accennata durante «Valtellina 2030» per questioni di tempo, si riferisce alla riduzione del costo dell’energia, con un parallelo aumento della produzione di energia pulita e l’introduzione diffusa delle comunità energetiche. Prosegue Tirelli:

"Nel breve termine, al di là del Price Cap di difficile applicazione, è urgente stabilire un tetto equo al prezzo dell’energia prodotta non da gas per un periodo transitorio, che sia remunerativo per gli investimenti del settore energetico da fonti rinnovabili ma di stimolo a vendere l’energia a prezzi competitivi con contratti di lungo periodo. La formula può essere quella del prezzo massimo di mercato oppure l’estrazione dell’extra profitto". 

 

“Serve dare un impulso a livello nazionale”

Ed ecco dunque la proposta:

"A livello nazionale occorre dare forte impulso e aumentare l’impegno a realizzare impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, una strategia che va nella direzione della transizione energetica e del risparmio. Sono stati emanati tanti decreti convertiti in legge ma occorre ancora risolvere qualsiasi dubbio interpretativo e dare certezza alle possibilità offerte riguardo alla possibilità di realizzare nuovi impianti fotovoltaici. Servono quindi i decreti attuativi del MITE e una legge regionale in Lombardia che attui nel dettaglio la normativa nazionale senza restrizioni ma anzi, introducendo aperture". 

 

Che cosa possono fare le imprese?

Questo discorso si lega ovviamente a medie e grandi imprese:

"Per queste realtà la soluzione per risparmiare sui costi energetici, oltre a quella di coprire i tetti degli edifici di pannelli fotovoltaici o la realizzazione di nuovi impianti, può essere quella di stipulare contratti di acquisto di energia da fonti rinnovabili di lungo periodo, a 5 o 10 anni. Tuttavia non ci sono progetti pronti per chiudere questi contratti nel 2023, ma lo saranno solo dal 2024".

 

Il ruolo delle Comunità Energetiche Rinnovabili

Eccoci poi al rilevante tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili, questione che può arrivare direttamente alle famiglie che abitano in Valtellina. Le cosiddette CER (acronimo di Comunità Energetiche Rinnovabili) sono un insieme di clienti finali che si aggregano attraverso una forma giuridica per generare benefici economici, ambientali e sociali derivanti dalla condivisione dell’energia ottenuta da impianti da fonte rinnovabile a loro disposizione. Inoltre il GSE (Gestore Servizi Energetici) riconosce 110 euro MWh per l’energia prodotto e auto-consumata, mentre quella non consumata viene pagata 50 euro MWh. 

 

Un’opzione strategica, ma i decreti attuativi…

"Senza dubbio sono un’opzione strategica per la transizione ecologica - ha concluso il presidente del Gruppo Iperal - per aumentare la produzione di energia pulita ed abbassare il costo della bolletta per famiglie e piccole imprese ma anche per l’amministrazione pubblica. Regione Lombardia si è attivata con delibera di giunta alla possibilità per i comuni di manifestare l’interesse a presentare proposte di comunità energetiche. Nella nostra provincia mi risulta che il comune di Tirano, già è dotato di un impianto di produzione di energia a bio massa, stia portando avanti un progetto di CER, anche se purtroppo persino in questo caso mancano i decreti attuativi del MITE. Mi auguro che Regione Lombardia istituisca urgentemente un servizio di supporto che possa fornire indirizzo e consulenza e quindi facilitare la realizzazione delle Comunità energetica di fonti rinnovabili".

 

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